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PRESENTAZIONE DELLA LAVANDA DEI PIEDI
Data pubblicazione : 27/04/2019
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Con questo gesto vogliamo testimoniare la volontà di realizzare una chiesa aperta e in servizio, una chiesa che si propone di uscire dal chiuso, in uscita, come la chiama papa Francesco; oppure, come siamo abituati da tempo a ripeterci, la chiesa con il grembiule di don Tonino Bello.

PRESENTAZIONE DELLA LAVANDA DEI PIEDI

 

 

Tra poco due di noi, a nome di tutta la comunità parrocchiale, laveranno i piedi a don Francesco. Il gesto rappresenta qualcosa di nuovo rispetto alla tradizionale celebrazione liturgica. Ma è ispirato a due episodi evangelici.

 

Due donne, rispettivamente in Giovanni 12 1-3 e in Luca 7,36-38, lavano e profumano i piedi di Gesù.

 

Giovanni così racconta: “Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento.” 

Luca dice: “Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. 

Maria a Betania e la sconosciuta nella casa del fariseo, probabilmente una prostituta, compiono un gesto di grande tenerezza e di grande devozione. Esse riconoscono Gesù come il Cristo, si mettono alla sua sequela e al suo servizio.

Matteo ci racconta, ancora, che dopo la resurrezione Gesù andò incontro alla donne che cercavano il suo cadavere, le salutò dicendo "pace a voi". Allora esse, riconosciutolo vivo, gli presero i piedi e lo adorarono.

 

Lavando i piedi a don Francesco, tamquam Christus pastor (dice il Concilio), come Cristo pastore, non solo lo riconosciamo come nostra guida, grati per il servizio che rende alla nostra comunità, ma vogliamo dichiarargli che attraverso la sua persona, siamo pronti anche noi a seguire Gesù, non solo nell'amore a questa comunità, ma anche nell'amore ai più deboli e nell'aiuto agli ultimi.

Con questo gesto vogliamo testimoniare la volontà di realizzare una chiesa aperta e in servizio, una chiesa che si propone di uscire dal chiuso, in uscita, come la chiama papa Francesco; oppure, come siamo abituati da tempo a ripeterci, la chiesa con il grembiule di don Tonino Bello.

 

Grazie, Signore, che sempre lavi i piedi a noi nella vita della nostra comunità; grazie, perchè anche a noi concedi lavare i piedi a te, anche noi nella vita di questa comunità.

 

 

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