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VENERDI' SANTO 2019
Data pubblicazione : 27/04/2019
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I NUOVI CALVARI

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Voglia Dio Padre che, dal calvario della enorme sofferenza che tanti credenti hanno procurato all’uomo e dalle ferite inferte all’umanità, la vita rinasca, il sepolcro faccia rivelare il Cristo Risorto e con lui l’uomo, il mondo, il futuro.

VENERDì SANTO 2019

 

I NUOVI CALVARI

 

PRIMO CALVARIO, LA CONDANNA CHE E’ RISERVATA AI CREDENTI

 

Lettore: dal Vangelo di Marco, 14 - Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte.

 

Guida: Era l’alba di un venerdì di Pasqua. Il Sinedrio aveva competenza su delitti di natura religiosa ed è per questo che all’imputato Gesù di Nazareth chiedono :”Sei tu il figlio di Dio?” Gesù, pur sapendo dell’incomprensione dei suoi giudici, che in cuor loro hanno già emesso la sentenza di morte, risponde :”Io lo sono” e, ricorrendo al linguaggio delle Sacre Scritture, aggiunge, quale professione solenne di divinità, “il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio».

I capi dei Giudei hanno voluto la sua morte, perché hanno compreso che Gesù si proclamava il Figlio di Dio. Ma la sua risposta è stata ulteriormente manipolata dal Sinedrio per ottenere da Pilato la sua condanna: Gesù avrebbe preteso di essere un re di questo mondo, il re dei Giudei. E così Gesù è stato condannato da un governatore romano, secondo la legge romana.

 

Sacerdote: Da una sentenza di morte scaturisce la Rivelazione: Gesù di Nazareth è il Messia, il Figlio di Dio, il Salvatore. Proclamare e vivere Gesù come la più grande realtà della vita, nella coerenza, nella verità, nel coraggio, è per molti fonte di sofferenza, di persecuzione e di morte.

Questa fu ed è una realtà, di fronte alla quale non si può restare in disparte o al margine. Noi ci troviamo di fronte a questo calvario di molti e sappiamo che non ci è lecito lavarci le mani. Gesù imputato, schernito, torturato, ricorda a tutti noi il dovere della testimonianza forte di fede, senza paure, dubbi, cedimenti, senza la tentazione di nascondersi dentro le opinioni dominanti. Richiede la forza di dichiararsi e farsi vedere credenti, di distinguersi, se occorre, di vivere la diversità, di non stare nella massa, di non seguire le correnti del pensiero unico, o le mode di pensiero, o le scelte “popolari” che prevalgono negli altri, perché parlano alla pancia della gente. Nessuno di noi dovrà più dire “non sapevo” difronte alle folle di uomini, donne, bambini, anziani che attraversano i nuovi deserti biblici delle rotte mediterranee scappando da guerre, carestie, da sanguinari regimi dittatoriali.

Padre santo, tu ci ricordi che la natura del cristiano è il martirio, come condizione di permanente testimonianza della nostra fede. Concedi a noi di essere testimoni coraggiosi del tuo immenso Amore.Per Cristo nostro Signore. Amen

 

 

SECONDO CALVARIO, LA CONDIZIONE FEMMINILE

 

Vangelo: Gesù incontra le donne di Gerusalemme

Lettore: Dal Vangelo di Luca 23 - Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi!e ai colli:Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

 

Guida: Sulla via del Calvario, il Signore incontra le donne di Gerusalemme. Esse piangono la sofferenza del Signore, come quella di tanti altri condannati a morte, come se si trattasse di una sofferenza senza speranza. Nella croce, forse esse non vedono che un pezzo di legno, segno di maledizione.

Non capiscono, o non sanno, che il Signore l’ha voluta come mezzo di Redenzione e di Salvezza. Quella croce, infatti, diventerà riscatto per molti, sollievo agli oppressi, consolazione degli afflitti. Gesù rifiuta quel pianto sterile, asciuga le loro lacrime e apre i loro occhi alla Verità pasquale. Durante la salita al Calvario Gesù incontra tre volte le donne: la madre, la Veronica e le donne di Gerusalemme.

Le donne non hanno lasciato solo Gesù come hanno fatto i discepoli, sono lì accanto a Lui anche nelle ore di maggiore sofferenza, lo servono fino all’ultimo istante, uniche testimoni della sua morte, perché i discepoli maschi sono scomparsi di scena già al momento della sua condanna.

E rimarranno anche dopo, quando deporranno il cadavere dalla croce, prenderanno cura del corpo, lo laveranno, lo profumeranno e lo porranno nel sepolcro.

Nei vangeli c’è scritto che gli unici esseri che servono Gesù sono gli angeli ("e gli angeli lo servivano", Mc 1,13) e le donne. Le donne sono incaricate dall’Angelo del Signore di annunciare la risurrezione di Gesù.Nei Vangeli le donne sono le privilegiate protagoniste delle azioni di Gesù, come la samaritana, a cui Egli si manifesta come il Messia atteso.

E protagonista delle azioni di Gesù è anche la donna che lo unge di olio di nardo a Betania, unico fatto che il Signore chiede espressamente venga fatto conoscere ovunque: "In verità io vi dico: dovunque sarà predicato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che essa ha fatto" (Mc 14,9).

 

Sacerdote: Grandezza dell’essere donna. Ma tanto più in alto si pone un essere umano, tanto più grande appare il suo crollo, la sua caduta, l’offesa che può essergli fatta. Le donne nei vangeli vengono presentate come coloro che per prime hanno saputo accogliere e comprendere il Signore: dalla madre, grande perché ha dato alla luce Gesù, ma più grande ancora perché ha saputo diventare discepola del figlio, “Figlia di suo Figlio”, a Maria di Magdala, prima testimone e annunciatrice della risurrezione del Cristo.

E Gesù ha compreso tutti i sentimenti dell’universo femminile. Ha valorizzato, amato ed innalzato l’immagine delle donne ai nostri occhi. Davanti alle donne in lacrime, Gesù dimentica se stesso. Egli non si cura delle proprie sofferenze, ma del tragico futuro che attende quelle madri e i loro figli se non sapranno accogliere la speranza della Resurrezione.

Gesù piange per le donne di Gerusalemme, ma anche per tutte quelle che, fin da bambine, saranno umiliate e violentate nello spirito come nel corpo, rapite, stuprate, umiliate nella loro fisicità, ferite nella loro bellezza, private del loro diritto ad esistere. Lasciate sole di fronte ai drammi personali e familiari; madri, mogli, sorelle, bambine testimoni di tutti i mali del nostro mondo, della guerra, del sesso che compra corpi innocenti, della violenza familiare.

Quanto pesa questo calvario nella società di oggi?

Signore Gesù, che con la tua incarnazione da Maria «benedetta tra le donne» (Lc 1, 42), hai elevato la dignità di ogni donna e con l’Incarnazione hai unificato il genere umano (cfr Gal 3, 26-28), aiutaci a consolare le tante donne afflitte, aiutaci a sostenerle nella loro missione educativa, nella loro responsabilità verso le nuove generazioni, perché siano sempre aperte alla vita, alla comprensione, al perdono.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

 

TERZO CALVARIO, QUELLO SU CUI E’ STATA CROCIFISSA LA DIGNITA’ E LA VITA

 

Guida: I testi per la cerimonia del Venerdì santo affidati da papa Francesco alla suora missionaria Eugenia Bonetti. Duri passaggi contro le "politiche egoiste che erigono muri" e contro la tratta di esseri umani: "Quanta crudeltà si accanisce su chi fugge: i viaggi della disperazione, i ricatti e le torture, il mare trasformato in tomba d'acqua"

La denuncia delle responsabilità per il dramma dei migranti morti sta riecheggiando in questi stessi istanti al Colosseo tra le 14 stazioni della tradizionale Via Crucis solenne con il Papa. "Il deserto e i mari sono diventati i nuovi cimiteri di oggi", si legge nei testi delle meditazioni che Francesco ha affidato alla suora missionaria Eugenia Bonetti. E si evidenzia: "Di fronte a queste morti non ci sono risposte. Ci sono, però, responsabilità. Fratelli che lasciano morire altri fratelli. Uomini, donne, bambini che non abbiamo potuto o voluto salvare. Mentre i governi discutono, chiusi nei palazzi del potere, il Sahara si riempie di scheletri di persone che non hanno resistito alla fatica, alla fame, alla sete. Quanto dolore costano i nuovi episodi. Quanta crudeltà si accanisce su chi fugge: i viaggi della disperazione, i ricatti e le torture, il mare trasformato in tomba d'acqua".

 

Sacerdote: Cari fratelli di questa comunità, piaccia o non piaccia a tutti, questo è un atto di accusa senza riserve contro le "politiche egoiste che erigono muri" e vedono nel diverso "un nemico da respingere o da combattere", mentre "il povero, lo straniero, il diverso non sono un problema, bensì preziosa risorsa per le nostre cittadelle blindate dove benessere e consumo non alleviano la crescente stanchezza e fatica".

Nelle 61 pagine si citano i "troppi calvari sparsi per il mondo, tra cui i campi di raccolta simili a lager nei Paesi di transito, le navi a cui viene rifiutato un porto sicuro, le lunghe trattative burocratiche per la destinazione finale, i centri di permanenza, gli hot spot, i campi per lavoratori stagionali". Ed evoca, quasi in controluce alla via crucis di duemila anni fa a Gerusalemme, uno dei viaggi di dolore che hanno popolato le cronache recenti: "Chi ricorda in quest'era di notizie bruciate alla svelta quelle 26 giovani nigeriane inghiottite dalle onde, i cui funerali sono stati celebrati a Salerno? E' stato duro e lungo il loro calvario. Prima la traversata del deserto del Sahara, ammassate su bus di fortuna. Poi la sosta forzata negli spaventosi centri di raccolta in Libia. Infine il salto nel mare, dove hanno trovato la morte alle porte della terra promessa". Cari amici, dovevate vedere la sofferenza di quella ragazza di 24 anni, assistita dallo Sprar di Fermo con la quale (la settimana scorsa) abbiamo benedetto e messo nella terra 3 piante che rappresentavano i 3 fogli piccolissimi, morti in mare, nella traversata della speranza dalla Libia alle coste italiane.

Suor Eugenia Bonetti, 80 anni, è nota per la schiettezza delle sue battaglie: da sempre in prima linea contro la tratta e le moderne schiavitù, è stata per 24 anni missionaria in Kenya e ora prosegue la sua opera alla guida dell'associazione Slaves no more Onlus (Mai più schiave). E nelle stazioni della cerimonia che ricorda la Passione di Cristo ha voluto riportare le storie incontrate nella sua esperienza. Cita i nomi di Mercy, costretta a prostituirsi Roma, dove la suora l'ha vista "accovacciata e addormentata sul ciglio della strada sfinita". Nomina Tina, "uccisa barbaramente sulla strada a soli vent'anni, lasciando una bimba di pochi mesi". Sono le ragazze "che non reggono alla fatica e all'umiliazione di vedere il proprio giovane corpo manipolato, abusato, distrutto, insieme ai loro sogni". Giovani donne che "si sentono come sdoppiate: da una parte cercate e usate, dall'altra respinte e condannate da una società che rifiuta di vedere questo tipo di sfruttamento, causato dall'affermazione della cultura dell'usa-e-getta". Loro, dice la suora incontrando i giornalisti in Vaticano, sono le "nuove crocifisse". E aggiunge: "Se abbiamo migliaia e migliaia di schiavi, siamo tutti responsabili. Nessuno si senta escluso nel dire mai più trattati da schiavi".

 

È il senso dell'appello che ha scritto nella meditazione per l'ottava stazione, quella in cui Cristo incontra le donne di Gerusalemme: "La situazione sociale, economica e politica dei migranti e delle vittime di tratta di esseri umani ci interroga e ci scuote. Tutti noi, specialmente i cristiani, dobbiamo crescere nella consapevolezza che tutti siamo responsabili del problema e tutti possiamo e dobbiamo essere parte della soluzione". Come auspicio per il futuro suor Bonetti cita in chiusura un'altra storia, quella della piccola Favour che ha 9 mesi ed era partita dalla Nigeria coi genitori "in cerca di un futuro migliore in Europa" ed è stata coinvolta in uno dei naufragi nel Mediterraneo: solo la bimba è sopravvissuta. "Come Mosè, è stata salvata dalle acque - scrive la religiosa -. La sua vita diventi luce di speranza nel cammino verso un'umanità più fraterna". E’ la preghiera che stasera ti rivolgiamo, o Dio Padre di ogni uomo, per Cristo nostro Signore. Amen

 

 

QUARTO CALVARIO, LE DIVISIONI E IL TERRORISMO

CALVARIO DELLA SPERANZA”: IL DIALOGO E LA PACE NEL NOME DELL’UNICO DIO

 

Guida: Negli Emirati arabi, nei giorni 3-5 febbraio, Papa Francesco e Grande Imam di Al-Azhar si sono abbracciati nel nome di Dio e hanno sottoscritto un grande documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune.

La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere.

Partendo da questo valore trascendente, in diversi incontri dominati da un’atmosfera di fratellanza e amicizia, abbiamo condiviso le gioie, le tristezze e i problemi del mondo contemporaneo, al livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; al livello della povertà, delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi.

 

- In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace.

- In nome dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato l’umanità intera.

- In nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.

- In nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna.

- In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre.

- In nome della»â€…fratellanza umana «che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.

- In nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini.

- In nome della libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani, creandoli liberi e distinguendoli con essa.

- In nome della giustizia e della misericordia, fondamenti della prosperità e cardini della fede.

- In nome di tutte le persone di buona volontà, presenti in ogni angolo della terra.

 

Sacerdote: In nome di Dio e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio.

Noi – credenti in Dio, nell’incontro finale con Lui e nel Suo Giudizio –, partendo dalla nostra responsabilità religiosa e morale, e attraverso questo Documento, chiediamo a noi stessi e ai Leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente, e di porre fine alle guerre, ai conflitti, al degrado ambientale e al declino culturale e morale che il mondo attualmente vive.

 

- La forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità e a risvegliare il senso della religiosità tra i giovani, per difendere le nuove generazioni dal dominio del pensiero materialistico, dal pericolo delle politiche dell’avidità del guadagno smodato e dell’indifferenza, basate sulla legge della forza e non sulla forza della legge.

 

E le due religioni monoteiste hanno affrontato temi di drammatica attualità:

La libertà

La giustizia

Il dialogo, la comprensione, la diffusione della cultura della tolleranza,

La protezione dei luoghi di culto

Il terrorismo

Il concetto di cittadinanza si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia.

Il diritto della donna

La tutele dei bambini

La protezione dei diritti degli anziani, dei deboli, dei disabili e degli oppressi.

 

Voglia Dio Padre che, dal calvario della enorme sofferenza che tanti credenti hanno procurato all’uomo e dalle ferite inferte all’umanità, la vita rinasca, il sepolcro faccia rivelare il Cristo Risorto e con lui l’uomo, il mondo, il futuro.

 

Per Cristo, nostro Signore, Amen

 

Gesù (di Alda Merini)

 

Io che ho tre dimensioni:

la pietra, la carne,  lo spirito,

io che non riuscirò mai più a mettere insieme

queste fragranze del cielo e della terra,

io che dovrò amare il cielo e la terra allo stesso modo,

io che non so più disgiungere

il bene dal male perché mi sono fatto uomo

contro la mia volontà, mandato sulla terra

come un pugno di grano sulle pietre

perchè dessero lo spavento e la gloria della creazione.

Io che sono uomo e selvatico puro,

annienterò questi miei sensi nel trionfo della croce.

Finalmente l'uomo non sapiente, l'uomo di tutti i giorni,

l'uomo metterà fine a questo spavento

di essere uno e trino, inchiodandomi a una croce

come una farfalla che abbia avuto vita breve.

Volare tra le braccia di Dio e poi tornare indietro.

Provare le sue carezze e il suo lievito.

Diventare il pane di tutti i giorni.

Solo Dio promette la gloria e solo Dio fa conoscere l'inferno.

Come posso dire all'uomo che io ho conosciuto l'inferno

attraversando la bontà di Dio?

 

Come posso dire ai miei simili che sono trasumanato,

buttato tra le serpi e gli aspidi, che ho visto le tenebre

e che prima di risorgere ho dovuto bere a larghi sorsi il dolore?

Dolore fisico e morale e grande irrisione del cosmo.

Io ho amato il Padre e l'ho disonorato con la mia precarietà.

Io sono stato servito dagli angeli e sono stato schiavo a mia volta.

Io, re e servo.

Io ero giusto e sono stato colpevole,

io ero una voce, un canto di libertà,

e sono diventato un pezzo di legno,

e sono diventato da solo lo stesso chiodo

che si è trafitto:

mi sono ucciso da solo.

Avrei potuto salvarmi,

mi sono annientato da solo,

avrei potuto credere nell'uomo,

ma ho preferito credere nelle sue parole.

Voi non conoscete la sua parola:

è un alito di vento che alza gli oceani e li sprofonda.

Voi non conoscete le sue accuse:

sono terrificanti, ma sono anche le accuse

di chi vuole la prova d'amore.

E io gliela darò: carne, spirito, fuoco,

tutto ciò che è in me,

io gli dimostrerò il mio amore.

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