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News parrocchiali

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,2-16
Data pubblicazione : 06/10/2018
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“Dio li fece maschio e femmina … così non sono più due ma una sola carne” (Marco 10)

Gesù, chiamato a pronunciarsi se sia “lecito a un marito ripudiare la propria moglie”, ritorna all’inizio, alla creazione, quando Dio ci fece maschio e femmina, chiese all’uomo di lasciare tutto per questa nuova entità che si chiama “coppia” e definì il matrimonio come l’“essere una sola carne”.

\Mons. Monti don Checco

 

“Dio li fece maschio e femmina … così non sono più due ma una sola carne” (Marco 10)

 

Gesù, chiamato a pronunciarsi se sia “lecito a un marito ripudiare la propria moglie”, ritorna all’inizio, alla creazione, quando Dio ci fece maschio e femmina, chiese all’uomo di lasciare tutto per questa nuova entità che si chiama “coppia” e definì il matrimonio come l’“essere una sola carne”.

La radicale distinzione sessuale maschio - femmina, che risalta evidente nella lingua ebraica  (zākār  = punteruolo; nqēbāh  = fessura) è alterità destinata alla complementarietà. Non ci può essere vera umanità senza questa alterità e senza complementarietà. La complementarietà tra uomo e donna viene benedetta da Dio col dono di poter trasmettere la vita, quindi con la fecondità. Inoltre, la relazione dona la possibilità di  vivere la gioia in pienezza; è il trionfo della vita, perché la sessualità è essa stessa dono di Dio. Alterità, complementarietà, fecondità, gioia della sessualità, fanno parte integrante dell’iniziale Progetto di Dio. Ogni altra impostazione di rapporti è fuori dal Progetto. Quindi non pienamente “umana”. Di fronte alla grandezza di una rivelazione di una coppia così concepita, facciamo finta di nulla per paura di sembrare “fuori dal tempo” oppure vogliamo essere il lievito di questa “cultura” che ha mescolato le carte ed è penetrata anche tra i credenti?

Bella, dolce e forte, a questo punto, risulta la narrazione della creazione della donna dall’uomo, come fa la 1^ lettura. Essa propone l’evento sorprendente dell’amore, come voluto e disposto da Dio. Stupisce l’uomo il fatto di incontrare nella sua vita una donna che è fatta apposta per lui. Tutto di lei piace, tutto è corrispondente all’attesa di qualcuno capace di rompere il cerchio della propria solitudine. Mentre tu dormivi Adamo, Egli ha fatto colei che è parte di te stesso. Mentre dormivi, perché l’opera di Dio si compie sempre nel mistero, là dove tu non puoi portare il tuo sguardo miope e limitato. E tu, Adamo, sei chiamato a ringraziare, a lodare, a far festa alla donna. Lei non è tua: è dono di Dio. Ha la tua stessa origine: quindi è uguale in dignità e in grandezza. Non puoi sfruttarla o violentarla.

E tu donna, fai la stessa cosa per la provvidenziale presenza di Adamo accanto a te.

Paolo, nel parlare d’amore, usa il verbo agapao, che indica l’amore che si dona gratuitamente. Esso non risponde ad una logica di possesso, ma implica un libero dono di sé. Questo amore totale, dono fino alla morte, realizza l’oriz­zonte della prima creazione. Un orizzonte in cui due, diversi, possono fon­dersi in uno, comunicare e convivere.

Grande sfida: uscire dal chiuso dell’individualismo e della paura. Saltare le vecchie mura della casa paterna per morire nella carne di un altro.

 

Parroco, Direttore Uff. Catechistico Diocesano

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