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News parrocchiali

Di ritorno dalla Terra Santa ...
Data pubblicazione : 06/07/2018
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Dieci persone e il parroco della nostra parrocchia hanno partecipato al Pellegrinaggio in Terra Santa che si è svolto dal 25 giugno al 2 luglio scorsi. I partecipanti erano 33 e provenivano da alcune diocesi delle Marche. Guidava il Pellegrinaggio don Marco Di Giorgio, di Pesaro, con Mons. Tonucci Vescovo emerito di Loreto. I nostri amici così si rivolgono alla parrocchia, nella speranza di fare una cosa utile alla crescita di tutti.

DOMENICA 8 LUGLIO 2018       “Alla nostra Comunità”

 

 

Di ritorno dalla Terra Santa, il piccolo gruppo  di pellegrini della nostra Parrocchia sente il desiderio di condividere con tutta la comunità la gioia di aver partecipato  ad un’esperienza di Fede  intensa ed unica, emozionante  per tutte le occasioni che ci sono state offerte di rivivere il racconto dei Vangeli lungo le strade e i villaggi, dove Gesù ha vissuto, ha predicato, ha compiuto segni e miracoli, ha subito l’oltraggio della morte in Croce, per Risorgere e dare senso alla nostra Fede.

 

Il tema del Pellegrinaggio, preparato dal Vescovo Emerito di Loreto, Monsignor Giovanni Tonucci, è stato “Seguiamo Gesù in Galilea e in Giudea , per incontrarlo e rinnovare i nostri “Sì”, i “Sì”  di Maria, dei discepoli, della sequela, della missione e del servizio, dell’umiltà, il Sì a portare la Croce con Amore,  il Sì all’incontro nella preghiera e nel ringraziamento al Signore.

 

Ogni tappa  di questo Cammino ha rappresentato per ciascuno di noi, pur nella diversità delle  nostre singole storie ed emozioni, un incontro con  la storia della Salvezza.

- Ma tutti ci siamo commossi nella grotta dell’Annunciazione, dove una giovane donna, Maria, docilmente ha pronunciato il suo Sì alla volontà di Dio, che di lei faceva la madre del Salvatore.

- Abbiamo rivissuto  nella casa di Nazareth la dolcezza e la straordinaria normalità di una coppia, Maria e Giuseppe, a cui  Dio ha affidato il grande progetto di Redenzione degli uomini.

- Abbiamo  pregato intorno all’umile mangiatoia dove il piccolo Gesù fu deposto.

- Abbiamo rivissuto l’angoscia  e la solitudine di Gesù nel Getzemani, abbiamo percorso la Via dolorosa, fino ad accarezzare la roccia del calvario dove si è consumato il Sacrificio supremo.

- Abbiamo vissuto  sul Monte Tabor un momento di alta spiritualità, accompagnati da un vento piacevole , che ci ricordava quel “sussurro di una brezza leggera” con cui  Dio si manifestò al profeta Elia. Lungo le sponde del lago di Tiberiade, come a Cafarnao, abbiamo vissuto la memoria della prima sequela e della fondazione della prima Chiesa.

- Non dimenticheremo l’incontro a Taibé con le suore della Santa Croce di Gerusalemme, espressione di una Chiesa di frontiera, militante e missionaria, che opera con i giovani, cristiani e musulmani,  per costruire insieme la Pace. Taibè è un piccolissimo paese della Samaria, come piccola è tutta la geografia della Salvezza.

- E nel nostro peregrinare il Dio dell’Amore e della Misericordia si presentava nella geografia dei luoghi, nella Parola  del testo sacro, nei volti delle donne e degli uomini che abitano la martoriata  terra di Palestina.

 

Dio poteva scegliere di incarnarsi in una delle città dei grandi imperi orientali o a Roma. Ha invece scelto  l’insignificanza territoriale della Palestina; fin dai tempi di Abramo ha camminato in terre deserte. E Gesù ha parlato il linguaggio dei piccoli, dei pescatori e dei pastori, dei popoli nomadi. E allora ci siamo ricordati di quella “teologia del piccolo” di cui Papa Francesco parla nella “Gaudete ed Exultate”.

Insieme alle nostre guide, Monsignor Tonucci, don Marco di Giorgio, il nostro parroco, abbiamo pregato, goduto del Silenzio dell’adorazione Eucaristica, custodito la Parola Salvifica.

 

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Ora anche per noi, sull’esempio delle Sorelle di Taibé, si apre l’impegno dell’uscita, della testimonianza, della missione.

Se con queste righe, forse, abbiamo risposto a chi ci chiede “com’è andata?”, “com’è stato”, “cosa avete fatto o cosa avete provato?”, non sappiamo ancora come ne sarà influenzata la nostra vita, come sapremo rispondere a questa grande Grazia che il Signore ci ha fatto, cosa siamo chiamati a fare.

 

Una cosa è certa: nulla sarà più come prima. E’ cambiata in noi la prospettiva dalla quale guardiamo la nostra vita, la stessa fede e la vita della chiesa oggi.

E’ cambiata la sensibilità con cui sentiamo e viviamo l’opera di salvezza del Signore Gesù, guardiamo con altri occhi (forse con i suoi occhi?) la difficile realtà dell’oggi, la convivenza tra le religioni, il dialogo, la pace, i timori, le chiusure, la violenza. E capiamo che tutto viene ancora crocifisso su quel Legno sul quale è stato crocifisso Lui. Egli ha portato tutto con sé sulla Croce e nel Sepolcro. Siamo certi che porterà ancora tutto con sé fuori della morte, nella sua e nostra Risurrezione.

 

Sperimenteremo ancora di più la speranza fattiva; pregheremo più intensamente, apprezzeremo maggiormente il mistero della piccolezza, della apparente sconfitta del Bene nella nostra vita, saremo più capaci di salire il Calvario.

Se questo sarà una piccola luce di testimonianza nella notte, nell’attesa della Luce di Cristo, sarà già tanto.

Ci abbandoniamo nelle mani di quel Gesù del quale abbiamo ripercorso i passi e col quale – nelle acque del fiume Giordano - abbiamo ricordato e misticamente ri-celebrato il nostro stesso Battesimo.

 

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