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News parrocchiali

MESSAGGIO ALLA NOSTRA COMUNITA’
Data pubblicazione : 27/06/2018
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Cara nostra chiesa.  Cosi ci piace iniziare perché vogliamo bene alla nostra comunità.

Abbiamo steso questo Messaggio “a più mani”, col contributo di molti.

Riprendiamo da ciò che ci è stato detto con speranza e lungimiranza, nelle domeniche “della Rinascita”, dopo l’estate scorsa.

PARROCCHIA S. ANTONIO DI PADOVA - Fermo 16 giugno 2018

 

FESTIVITA’ DEL PATRONO – 2018

 

Consiglio Pastorale - Consiglio per gli Affari Economici

Collaboratori per la Festa - www.parrocchiasantonio.org

 

MESSAGGIO ALLA NOSTRA COMUNITA’

 

Cara nostra chiesa.  Cosi ci piace iniziare perché vogliamo bene alla nostra comunità.

Abbiamo steso questo Messaggio “a più mani”, col contributo di molti.

Riprendiamo da ciò che ci è stato detto con speranza e lungimiranza, nelle domeniche “della Rinascita”, dopo l’estate scorsa.

 

1) ANZITUTTO RINGRAZIAMO IL SIGNORE, INFINITAMENTE. Il Signore ci ha concesso di veder risorgere nel suo nuovo splendore la nostra chiesa. Abbiamo da anni, bene o male, un percorso pastorale, linee significative, anche se non facili. Abbiamo una esperienza parrocchiale non banale; “strutture” pastorali e organizzative che, pur nella fatica e nella perenne fragilità, reggono all’impegno richiesto e riescono a portare avanti la parrocchia.

I nostri figli crescono in parrocchia, perché alcuni si stanno dedicando a loro con generosità e preparazione. Abbiamo giovani mamme e papà, generosi e costruttivi, disponibili nei momenti importanti, come questo della festa.

Siamo una parrocchia, che ha delle realtà uniche  che dobbiamo saper apprezzare e custodire: lo sport, la cultura, le Scuole, le Monache Benedettine, Ponte + Centro di Ascolto, Contrada Fiorenza e una chiesa “unica” nella sua modernità, bellezza e messaggi.

Abbiamo un sacerdote a disposizione di tutti noi e dei nostri figli; il che oggi, nella chiesa, non è scontato né poco! Ne abbiamo conosciuto la forza e la capacità di reggere e guidare dinanzi alla mentalità difficile da scalfire e al lavoro che la Diocesi gli ha chiesto.

 

2) NON POSSIAMO PERO’ ACCONTENTARCI DI TUTTO QUESTO. OCCORRE UNA FEDE CHE ABBIA AL CENTRO CRISTO E LA SUA PAROLA E NON SIA SGANCIATA DALLA CHIESA.  Le positività sopra accennate si scontrano con le difficoltà “culturali”, radicate in questa nostra zona: preoccupante “sufficienza” dinanzi alle proposte della comunità ecclesiale e di altre istituzioni; indifferenza e “lontananza”. E’ facile andare avanti con una fede “usuale”, ascoltare qualche messa, ovunque. E’ facile scegliere luoghi, orari e iniziative col criterio della comodità, con lo stile del consumo. E’ facile comunque illudersi di poter vivere una fede senza ascolto della Parola, senza cammino comune, in una chiesa concreta e sperimentabile.

La fede è vissuta spesso come una somma di pratiche, di devozioni, di riti; al massimo come codice morale e norma dell’agire.

La stessa riapertura dell'aula liturgica, mentre sta attraendo persone anche al di fuori della nostra parrocchia, non ha ricreato entusiasmo di partecipazione.

Occorre guardare Gesù negli occhi, con sincerità. Occorre essere onesti fino in fondo e perseguire ancora una vera rinascita nella fede. Abbiamo accolto l’invito alla Santità la sera dell’8 giugno scorso quando, col Vescovo presente, c’è stata donata dal parroco la “Gaudete et exsultate” di Papa Francesco. Sappiamo che la Santità della vita si fonda su tre pilastri:

“Primato della Parola”; “Centralità dell’Eucaristia”; “Generoso dono della Carità”. Essa è sintesi fra il messaggio del Vangelo e le necessità del mondo di oggi, tra l’incontro con Cristo nella propria vita intima e gli impegni concreti. Il «sì» a Cristo diventa evidente solo se affermato e testimoniato con la vita.

E qui, notiamo, dopo anni di buon lavoro, il vuoto lasciato oggi dai giovani. Dovrebbero avere il coraggio di una fedele ricerca, di una sequela chiara. La loro assenza è evidente. Se non sono “vivi” loro, se non sono provocatori, chi lo deve essere? Ma cosa fare? E chi, se ne occupa se non una comunità intera?

 

3) ABBIAMO BISOGNO DI DIVENTARE UNA COSA SOLA, CHIESA CHE VIVE L’UNITA’.   La Parrocchia è “Casa nostra” , “Casa di tutti”. Siamo riusciti ad arrivare fin qui. Occorre però trovare o ri-trovare il senso della comunità, il significato della parola "comunità”. Vorremmo ascoltare la voce di questa comunità, vederla e riconoscerla come la nostra vera famiglia e “popolo di Dio”.  Siamo tutti stanchi di attraversare i deserti del nulla attorno a noi. Non possiamo perdere di vista la nostra meta, aiutati da Santi protettori antichi e moderni: S. Francesco, S. Antonio, S. Massimiliano, cui si sono aggiunti P. Pio, S.Giovanni P. II - di cui abbiamo preziosa reliquia, ed infine M. Teresa e don Tonino Bello, conosciuti ed amati dal parroco e scoperti da tutti noi in questi anni. Sul loro esempio, occorre riacquistare lo slancio missionario.

Iniziamo oggi. Iniziamo ad amarci gli uni gli altri, ad amare più degli altri! Sfidiamo noi stessi a non sentirci soli ed inutili. Sfidiamoci a non far sentire gli altri soli, inutili o reietti.

Noi, “pietre spirituali”, solo noi possiamo decidere di ascoltare o no la voce di Cristo e dei pastori; recuperare l'orgoglio di essere stati scelti per costruire l'Edificio che ha per Pietra Angolare Gesù, Cristo e Signore. Tocca solo a noi.

 

4) SIAMO CHIAMATI AD ACCOLLARCI  OGNI POVERTA’ CON RESPONSABILITA’.

Occorre anzitutto responsabilità educativa nei confronti di ragazzi e ragazze in crisi di valori e “sperduti”, con genitori praticamente “assenti”. Accettare di fare da Custodi e Garanti della loro crescita nei Sacramenti dell’Iniziazione, anche come Catechisti ed Animatori. Scegliere di entrare in dialogo sfondando i muri della diffidenza.

Adottare effettivamente e con vicinanza affettiva famiglie giovani in crisi di amore e che rischiano di sbandare; accettare e integrare famiglie venute da fuori e infondere in loro lo spirito di comunità. Affidare alle “cure” della comunità i casi più bisognosi di consigli e affetto. Abbiamo trascurato questo spirito e ce ne dispiace molto. Forse abbiamo solo fatto finta di costruire una comunità; non abbiamo annodato legami di corresponsabilità.

Siamo chiamati a donare il nostro amore, le nostre forze, il nostro tempo per il bene di chi ne ha bisogno, primi tra tutti i parenti bisognosi, per dovere “di sangue”. Sono la nostra famiglia naturale, sono i parenti stretti! Poi quelli che vivono nelle case e nei palazzi vicini, rompendo i muri del pensare solo a se stessi.

Dovremmo recuperare Carità, amore responsabile e fraternità. Non basta coprirsi le spalle con le “istituzioni benefiche”, o la Caritas, il Centro di Ascolto o il Ponte. Non possiamo più delegare, perché non basta: la carità va vissuta in prima persona da tutti.

Siamo chiamati a condividere in modo corresponsabile anche la situazione economica straordinaria in cui versa la Parrocchia e destinata a restare tale ancora per anni. Faremo sempre conoscere a tutti, in assoluta trasparenza, il bilancio parrocchiale. Tra l’amministrazione “ordinaria” e il pagamento del prestito, è più che raddopiato il bisogno: circa 48.000 € l’anno, in più ora spese straordinarie di manuntenzione dell’esterno dello stabile.  Abbiamo fiducia nella Provvidenza, ma abbiamo bisogno di tutti. La chiesa, la Parrocchia con la loro vita sono la nostra casa e quella dei nostri figli oggi e per il futuro.

 

5) LA VIGNA DI CRISTO E’ ANCHE QUESTO MONDO.

Ce lo ha ricordato il Vescovo Rocco sia domenica 27 maggio, all’Inaugurazione della Mostra Sprar, sia (soprattutto) il 13 giugno scorso, nell’Omelia della Festa del Santo. Egli apprezza il percorso che stiamo facendo ma, citando il messaggio della vetrata ovest della chiesa, ci invita a “metter mano ancora alle opere del Regno, alla ricerca di Nuovi Cieli e Nuova Terra”. Con quanto impegno ci sarebbe da vivere! Questo non comporta solo invocare salvezza ma significa vedere, ascoltare, soffrire, piangere con chi piange, denunciare, educare i piccoli, i giovani e tutta la comunità ai grandi valori. Quanta sofferenza proviamo nel guardare a questa nostra fede così chiusa, privata, timorosa, limitata ai riti interni e alle preghiere!

Dinanzi alla necessità di formazione delle coscienze con i valori del Vangelo di Cristo, dinanzi ai drammi cui stiamo assistendo, e alle povertà estreme, dobbiamo ammettere che “noi non siamo innocenti, noi che ci siamo assuefatti al principio che la nostra tranquillità, il nostro benessere, il nostro lavoro e i nostri figli vengono prima di quelli degli altri.. …

Così scriveva qualche giorno fa in un documento l’Azione Cattolica Italiana.

Non siamo innocenti noi, comunità di credenti, rassegnati all’idea che tutto questo non ha nulla a che vedere con la nostra fede, con la credibilità del Vangelo di cui vorremmo essere testimoni, sapendo benissimo che Gesù si è fatto carne povera tra i poveri e per i poveri.

Non siamo innocenti quando, come chiesa, ci chiediamo “se dire o non dire qualcosa” sulle vicende umane, “temendo di non essere compresi, di essere accusati di fare politica di parte, di non rispettare le tante diverse sensibilità dei nostri, senza mettere subito davanti a ogni altra considerazione la nostra responsabilità di contribuire a costruire un mondo più umano e il dovere di stare dalla parte di chi soffre.” Occorre far crescere tutti in questa sensibilità.

Occorre impostare la vita, coraggiosamente e senza timori, su tentativi di alto profilo, per­ché solo questi permettono di vivere il Vangelo. Questa è l'utopia del cristianesimo che noi vogliamo continuare a vivere. Dire parole che diventano pietre, nello stagno dell’ immobilismo di questa città e nella “morte degli ideali” di questo Paese. Sono pietre per costruire un mondo nuovo, pietre che di­ventano pane, cibo, nutrimento per il nostro cammino. E’ il compito senza dubbi o equivoci, di tutti gli educatori, genitori, insegnanti. E’ il compito primario di questa nostra Parrocchia, di tutti noi e del Parroco, se vuol continuare ad essere Pastore secondo il Vangelo.

E’ ciò che il nostro Patrono ci spinge a fare: Egli che in una vita coraggiosa e significativa ha sempre ricercato la giustizia, ha lottato contro il male ed il maligno; non ha esitato a denunciare le gravi situazioni sociali del suo tempo. Egli che ha curato ogni male ed è stato attento e amorevole con tutti, cercandone conversione e salvezza.

Impariamo a riconoscerlo anche nella vetrata dietro l’altare della nostra Chiesa.  

Il diffuso colore “rosso carnato” della vetrata ci vuol testimoniare che la Fede, la Santità e l’Amore, senza incarnazione sono parole vuote e noi saremmo “come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna” (1^ ai Corinti, 13,1).

 

Ringraziamo con tanta riconoscenza coloro che hanno lavorato per questa festa.

Ringraziamo il Vescovo Rocco che ci è stato più volte vicino. Ringraziamo anche lo Sprar e il Liceo Artistico, per la Mostra bella e significativa. Infine, Grazie a Dio Padre Nostro.

Ci assistano Antonio di Padova e i Santi Patroni con la loro protezione continua.

 

Il Consiglio Pastorale e per gli Affari Economici

 

 

 

         PREGHIAMO

 

Ci impegniamo noi e non gli altri, unicamente noi,

 né chi sta in alto né chi sta in basso, né chi crede né chi non crede.

   Ci impegniamo senza pretendere che altri lo facciano.

    Ci impegniamo senza giudicare, accusare, condannare chi non s’impegna,

Ci impegniamo perché non potremmo non impegnarci.

C’è qualcosa in noi, un istinto, una vocazione, una grazia, più forte di noi stessi.

Ci impegniamo per trovare un senso alla nostra vita e a questa vita,

una ragione che non sia una delle tante che ben conosciamo

e che non ci prendono il cuore.

Si vive una sola volta e non vogliamo essere «giocati»

in nome di nessun piccolo interesse.

Non ci interessa la carriera, non ci interessa il denaro, non ci interessa il successo

né di noi stessi né delle nostre idee; non ci interessa passare alla storia.

Ci interessa di perderci per qualche cosa o per qualcuno

che rimarrà anche dopo che noi saremo passati

e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

Ci impegniamo perché noi crediamo all’amore,

la sola certezza che non teme confronti,

la sola che basta per donarci completamente e per sempre.

(don Primo Mazzolari)

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